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Parto naturale. Intervista.
Alcuni giorni fa abbiamo pubblicato un articolo intitolato “L’autentico miracolo della nascita” che parla del parto naturale, l’allattamento e tutto quello che ci sta dietro. Poi ne abbiamo un altro che parla del parto particolare ed abbiamo pensato sarebbe stato interessante, nonché una buona postilla all’articolo precedentemente citato.
Il fatto è avvenuto in Crimea, Ucraina. Una ragazza di 24 anni ha partorito sulla spiaggia del Mar Nero. Ed eccovi una intervista con lei. Su richiesta della ragazza tutti i nomi nell’intervista sono stati cambiati.

Giornalista: Marina, come ti è venuta questa idea singolare?
Marina: Io e la mia amica stavamo trascorrendo le ferie in Crimea ed una volta siamo andate sul Monte Meganom. Una guida ci ha spiegato che ci sono un sacco di donne che vanno a partorire lì (c’è una pensione e acqua molto molto pulita). Questa idea m’è entrata nell’anima! Successivamente ho fatto un sogno, stavo partorendo in mare. E nel sogno stavo così bene, calma e in pace.

Giornalista: E non ti spaventava essere lì anziché in ospedale?
Marina: Al contrario, dell’ospedale avevo paura! Specialmente dopo che mi è capitato di leggere che i primi “reparti di maternità” apparsi in Antico Egitto erano posti destinati a schiavi e qui invece a prostitute.

Giornalista: I tuoi parenti non erano contrari a questo “parto marino”?
Marina: Mia madre era a favore. Mio padre ha detto: “sei adulta ormai, se hai deciso – hai deciso”. Mio fratello era dalla mia parte: “i sogni vanno realizzati” mi ha detto. In molti mi hanno supportata, in un modo o in un altro. E questo m’ha fatto sempre credere che tutto sarebbe andato per il meglio.

Giornalista: Sei andata in Crimea con un’ostetrica professionista?
Marina: Con me avevo solo le persone che amo e delle quali mi fido. Mio fratello, la mia migliore amica e l’ostetrica Maria, che ha assistito a molti parti casalinghi.

Giornalista: Quindi ti sei fermata alla pensione?
Marina: All’inizio si. Pensavamo appunto di trovare un luogo che assomigliasse a quello del mio sogno e preparare il tutto lì e, non appena le doglie del parto sarebbero iniziate, saltare in macchina e raggiungere il posto per partorire. In genere mi piacciono i comfort ma, gironzolando per quella bellissima montagna del Maganom, abbiamo trovato il Monte San Giorgio. Lì mi sarebbe piaciuto passarci del tempo! Non a caso il monte prende il nome da un santo. C’era in noi la speranza che il nascituro avvertendo tale bellezza attorno a lui, desiderasse di venire a noi il prima possibile!

Giornalista: Siete stati lì in tenda. Per quanto?
Marina: Tre giorni.

Giornalista: Hai fatto gli esercizi pre-parto?
Marina: Costantemente, a casa mia a Zaparojie. Con della musica rilassante o classica, che non avevo mai ascoltato prima. Oppure sempre nel mio appartamento, con le finestre aperte. Oppure a Hortiza, una piccola isola situata in mezzo al fiume di Zaparojie. O semplicemente da qualche parte immersa nella natura. A volte la gente che mi vedeva, col pancione, a sventolarmi le gambe così tanto, veniva a conoscermi. E quando sono arrivata al mare, andavo in acqua, a raccogliere la legna… Essere in cinta non è una malattia, è un dono!

Giornalista: Non temevi che il lavoro fisico potesse danneggiarti? .
Marina: Una volta sono andata a fare un’ecografia ed il dottore mi ha detto: “atonia uterina, ricovero immediato!”. Mi sono spaventata da matti, che atonia?! Prima del parto io e mio fratello abbiamo addirittura seminato 2500 metri quadri di campo ed è andato tutto bene!

Giornalista: Probabilmente sei una persona molto in salute.
Marina: Ho un’aritmia al cuore. Ma io credo che l’essere incinta ed il conseguente parto siano un toccasana per una donna! Io avevo anche problemi all’udito, ed ora ci sento benissimo! Che sia un effetto dato dalla natura, per proteggere il bambino: i sensi della madre migliorano.

Giornalista: Mi dicevi avete preparato il luogo per il tuo parto…
Marina: Mio fratello ed un amico gli hanno dato una ripulita. Hanno ricavato dalla spiaggia una sorta di piscinetta, che hanno delimitato con sassi dalla parte del mare, in modo da impedire ad eventuali onde di nuocere.

Giornalista: Hai partorito sulla spiaggia o in acqua?
Marina: Io volevo in acqua. Ma quando le doglie sono cominciate e sono entrata in mare, non so, c’era qualcosa che non andava. Quindi mi sono avvicinata ad uno scoglio, mi ci sono appoggiata con le mani ed ho richiesto un falò, le doglie erano leggere. Forse perché ero molto calma, sicura di me. Non lontano c’erano le persone a me più care. Ho partorito alle 10 di sera, a 10 cm dall’acqua.

Giornalista: E’ vero che durante il parto dei delfini si sono avvicinati?
Marina: Io non li avevo neanche notati. E’ stata Maria a dirmi: “Li hai sentiti come sguazzavano così vicino a te?”. Ma durante il parto era come se fossi in un altro mondo. Non avrei mai immaginato che potesse essere un’esperienza così estraniante! Tutto era diventato così vivido, anche i colori attorno a me. Anche le rocce avevano una parvenza di colorato. Che bello! Lo sentivo proprio che in quel momento io stavo dando luce ad una nuova vita: i muscoli si dilatavano, il bacino si apriva come fosse un fiore ed il bambino veniva fuori! Non ho sentito dolore, al contrario, è stato bello.

Giornalista: Dopo quanto hai preso in braccio il tuo piccolino?
Marina: Subito! Stavo partorendo accovacciata, il bambino veniva fuori e non appena  è uscito me lo sono portato a me. Ed ha cominciato subito a poppare! L’ostetrica non è intervenuta, stava in osservazione. Dopo che il bimbo aveva finito di succhiare il latte l’ho appoggiato in acqua e ci siamo addormentati.

Giornalista: Ed il bimbo?
Marina: Maria non ha tagliato subito il cordone. Abbiamo lasciato bimbo in placenta per un po’, per fare in modo che ne assorbisse tutti i nutrienti. Dopo qualche giorno Maria ha legato un filo alla rimanenza del cordone, che è caduta poi da sola.


ALCUNI CONSIGLI DI MARINA:

Io mi lavo, anche in inverno, versandomi addosso acqua fredda. Faccio il bagno al bimbo due volte al  giorno, mattina e sera. Durante i primi mesi gli versavo addosso acqua a 11°. Ma non in doccia, usando un pentolino! L’acqua deve arrivare sul capo, dove ci sono delle terminazioni nervose che determinano il livello di immunità. Ma poi il bimbo ha cominciato a lamentarsi ed ho smesso di farlo. Bisogna ascoltare i segnali del nostro bambino.

Fin dal primissimo giorno io gli pratico dei massaggini. Non lo infagotto mai. Mi sembra di intrappolare la volontà di una persona! Se in appartamento fa caldo lui è sempre nudo. Niente perette per risucchiare il muco dal naso o tubetti per aspirare i gas.  Prima di provare una cosa sul bambino lasciate che sia la madre a testare! Per risolvere il problemino gas, basta mettere il bimbo a pancia in giù per una decina di minuti e, dopo pasto, tenerlo in piedi a colonnina per lo stesso tempo.



Categoria: Bambini e genitori | Aggiunto da: paradisiverdi (08.07.2009)
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