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Diritti delle donne (visione del pro.u.t)
Affinchè la società possa avanzare con spirito collettivo ed esprimere il suo potenziale di vitalità, è indispensabile una stretta collaborazione tra i suoi membri. "Questa cooperazione, invece di essere basata sulla relazione di servo e padrone, dovrebbe essere costruita in una atmosfera viva e cordiale di esseri umani. Dovrebbe essere di tipo coordinato e non subordinato. "

Praticamente in tutte le società del mondo, questa cooperazione tra uomini e donne oggi non esiste, essendo le donne state relegate in uno stato subordinato. Le donne non hanno gli stessi privilegi e lo stesso rispetto, non possiedono la stessa indipendenza e le loro possibilità di sviluppare la personalità sono notevolmente limitate. Per descrivere più francamente la situazione, lo stato attuale delle donne nella maggior parte dei casi è quello di serva domestica ed oggetto di godimento per l'uomo.

Non solo le donne soffrono questa deplorevole ingiustizia, ma l'intera società ne è gravata. Con la massa della popolazione femminile confinata alla cura della casa o in occupazioni subordinate, la velocità del progresso sociale è notevolmente inibita. Questa condizione è un pò meno evidente nei paesi industrializzati. Comunque, anche dove le capacità delle donne sono impiegate meglio, o i loro diritti riconosciuti nei codici legali, la loro piena dignità umana non è stata pienamente stabilita.

"uomini e donne sono esseri umani con eguale dignità, [...] il valore delle donne non è nemmeno un briciolo minore di quello degli uomini [...] e donne e uomini ereditano gli stessi diritti alla vita, alla libertà e all'espressione. " Godere della stessa dignità e dello stesso valore è un diritto di nascita delle donne, e deve essere stabilito nel mondo della realtà quotidiana - nelle case, sul lavoro, nelle scuole, nelle strade. Per stabilire questo diritto non è sufficiente che le donne attendano pazientemente ciò che è loro dovuto. " E’ una verità per tutti i tempi che nessuno offre i diritti agli altri su di un piatto: bisogna conquistare i propri diritti per mezzo della propria forza e potenza.

" Non sarebbe comunque corretto aspettarsi che le donne da sole intraprendano questa giusta lotta, né che per ogni richiesta si debba creare l'agitazione sociale. E' anche dovere degli uomini fare in modo che le loro sorelle, madri, mogli e figlie abbiano il dovuto accesso all'abilità e alle risorse, alla conoscenza e alla cultura, alle sfide e opportunità di questo ricco mondo. Dopo tutto, la natura dolce e pronta al sacrificio delle donne non è forse una delle cause principali della posizione privilegiata degli uomini? In altre parole, non è solo questione di libertà sottratta alle donne. In grande misura, per via della loro natura magnanima le donne hanno fiduciosamente affidato agli uomini parte dei loro diritti e privilegi. Quando questo è il caso, è responsabilità degli uomini riconoscere i diritti e gli interessi delle donne e prendere essi stessi l'iniziativa per ristabilire l'indipendenza e lo stato di rispetto delle donne.

Storia dell'oppressione femminile

La posizione della donna nella società non è sempre stata quella della serva, del giocattolo e della macchina per figli. Agli albori della specie umana, prima che si evolvesse una struttura sociale, le donne dovevano affrontare esattamente le stesse avversità ambientali degli uomini. Dovevano essere ugualmente indipendenti, poiché non esisteva una famiglia ben regolata in cui ricevere supporto dal marito e dagli altri membri. Probabilmente, le capacità delle donne erano in realtà superiori, poiché non solo dovevano sopravvivere con le proprie forze, ma dovevano allo stesso tempo prendersi cura dei loro bambini.

Quando, nella preistoria, si sviluppò per la prima volta una struttura sociale, alle donne spettava la posizione preminente nel clan, tribù o Gotra. I ritrovamenti archeologici indicano con sicurezza che queste società erano, in tutti i casi, matriarcali. Le donne più vitali e coraggiose erano accettate come "grandi madri" in questa era antica. Gli altri membri del clan prendevano il nome dalla grande madre che determinava così la linea genealogica.

Questo fu il primo vero passo dell'umanità verso la costruzione di una struttura sociale.In alcune società primitive esiste ancora il matriarcato, e presso la maggior parte dei popoli tribali il sistema matrilineare è ancora in uso. Le tribù degli indiani americani sono un esempio di società matrilineari.Anche dove il sistema matriarcale e la genealogia matrilineare non sono così evidenti nelle culture meno sviluppate, si può comunque osservare che la condizione delle donne è certamente alla pari con quella degli uomini. Nelle società più tribali non c'è scarsità di mentalità liberale nei confronti della libertà delle donne.

Quindi, non si può dire che il ruolo servile della donna sia una circostanza sociale inevitabile. Né si può affermare che, per volere di Dio o della natura il posto della donna sia a casa, sottomessa all'uomo. L'archeologia e l'antropologia hanno invece stabilito che le donne erano i leader indiscussi quando la società umana è nata.

Com'è allora avvenuta la degradazione della condizione delle donne? Nella prima fase della civilizzazione umana, i guerrieri e i capi dei clan combattevano per allargare il proprio dominio o proteggere i loro regni dalla conquista. Essi portavano avanti le loro guerre con un certo rispetto per i valori della dignità e dell'onore. Questa tendenza mentale risvegliava in loro un senso di coscienza e capacità di giudizio. Uccidere gli inermi, i bambini o gli anziani, colpire una persona alle spalle, o uccidere chi si arrendeva - tutte queste azioni erano contrarie al loro tipo di coscienza. Le tendenze brute cominciavano ad essere sostituite da un senso dei valori umani.

Questo stesso senso spingeva i guerrieri uomini a sviluppare un sentimento di responsabilità verso la vita di famiglia. Invece di relazioni coniugali basate su un rapporto di potere, si stabilì un senso di dovere verso la compagna e i figli. Su queste basi nacque l'istituzione del matrimonio, e il marito si assunse la responsabilità di aiutare a provvedere alle necessità della famiglia. Le donne divennero allora in qualche modo dipendenti dagli uomini, e la famiglia divenne progressivamente dominata dall'uomo. Durante questo sviluppo sociale, la posizione degli uomini nella tribù divenne sempre più elevata, e le donne persero la loro autorità. Insieme alla crescita del prestigio del guerriero eroico maschile, i bambini sognavano di ereditare la tradizione e il rango dei loro padri, i valori marziali ricevevano sempre più riconoscimento sociale e la genealogia matrilineare venne gradualmente sostituita da quella patrilineare.

In quell'era le donne persero la loro posizione dominante, ma non il rispetto e lo status sociale. Nell'antichità, le donne conservavano piena dignità, e i loro diritti erano equivalenti a quelli degli uomini in quasi tutte le sfere della vita.

Fu durante l'epoca successiva, quando la società era dominata dalla classe sacerdotale, dai ministri e dai consiglieri cortigiani che le donne persero la loro dignità umana e vennero ridotte a schiave e a oggetti di piacere. Cospirando per svilire le donne in ogni modo, i Vipra (la classe sacerdotale e quella degli intellettuali) inventarono comandamenti divini e vari tipi di ingiunzioni scritturali, canoni paralogici e favole immaginarie di virtù e peccato. "Ascoltandoli, alla propria mente appare come se l'uomo solamente [...] è l'umano prescelto da Dio, e che il resto dell'umanità è venuta al mondo solo per rifornirlo di mezzi di piacere."

Le istruzioni di "comportamento corretto" per le donne degli Anacleti di Confucio illustrano questo punto: "L'uomo è il rappresentante del Paradiso ed è supremo su ogni cosa. La donna deve obbedienza alle istituzioni dell'uomo [...] // compito della donna è semplicemente quello di preparare e servire il cibo e il vino. Essa non farà un solo passo di propria iniziativa, né arriverà a nessuna conclusione con la propria mente."

Oppure, dal Kama Sutra dell'India medievale: "Una donna virtuosa, affezionata al marito, deve agire in conformità ai suoi desideri come se egli fosse un essere divino, e con il suo consenso dovrebbe assumersi la cura dell'intera famiglia [...] Quando essa sente il suono dei suoi passi, essa deve alzarsi immediatamente e prepararsi a fare qualsiasi cosa lui le ordini."

Non sarebbe corretto dire che le donne di quell'epoca erano le serve degli uomini, poiché un servo riceve almeno un modesto compenso e un minimo di dignità. Per essere precisi, le donne erano una specie di schiavi, e la loro dignità non era maggiore di quella degli animali da cortile. Esse servivano puramente da oggetto di divertimento, da utensile domestico e da generatrici di bambini per mantenere la linea familiare. La loro intera esistenza era completamente in funzione degli uomini, non potevano avere un'identità separata. Le ragazze erano costrette a sposare anche uomini anziani, e non potevano né divorziare né risposarsi una volta vedove. In India, alla morte del marito, la vedova veniva cremata viva insieme al cadavere dell'uomo. Nell'Europa feudale, sia la chiesa cattolica che quella protestante trattavano molto severamente le donne di spirito indipendente. Venivano accusate di essere streghe, e dopo essere state torturate e condannate da preti o vicari venivano immolate sul rogo. (Il numero di donne uccise in questo modo tra il quattordicesimo e il diciassettesimo secolo si calcola in milioni).

La disperazione delle donne oppresse di quell'era era acutamente profonda. "Milioni di donne sono morte piangendo e singhiozzando nel buio di notti senza sonno. Erano schiacciate e distese come la soffice terra sotto lo schiacciasassi amministrativo dei Vipra [classe sacerdotale], "

La condizione delle donne è rimasta sostanzialmente invariata nella successiva era del capitalismo. Sebbene, attraverso lunghe campagne di lotta, siano state effettuate alcune concessioni a livello legale, esse rimangono largamente alla mercé del dominio maschile.

Nella società secolare dell'era capitalista, le ingiunzioni delle scritture non sono un meccanismo così efficace per mantenere le donne in posizione subordinata (sebbene i dogmi ispirati alla religione esercitano ancora una forza oppressiva - particolarmente tra le culture più statiche e nei circoli più conservatori). In questa era dominata dalla mentalità degli acquisitori, anche l'oppressione delle donne si manifesta attraverso i sistemi tipici del capitalismo; in pratica esse sono in uno stato di dipendenza economica. Non è facile per una donna far valere le proprie ragioni con un marito pretenzioso e violento quando lui solo controlla le risorse per il cibo, la casa, gli abiti e tutto il resto. Come può una madre con dei bambini far le valigie e abbandonare tale vita di crudeli trattamenti? Dove il sessismo è apertamente istituzionalizzato nelle leggi, la donna non può nemmeno possedere legalmente delle proprietà o un conto bancario a proprio nome.

Nelle società capitaliste industrialmente più avanzate le donne hanno maggiori diritti di controllo indipendente sulla proprietà ed hanno ottenuto maggiori opportunità di lavoro al di fuori della casa. Il loro posto di lavoro, comunque, è tipicamente in occupazioni servili ed inferiori. Quasi senza eccezioni, esse sono al di sotto di un superiore uomo, mentre i più alti livelli di management rimangono esclusivo dominio maschile. Rendendosi conto che anche il suo lavoro malpagato e alienante è sempre in pericolo, la donna deve sottostare a numerose indegnità del suo boss arrogante e spesso volgare.

In alcune nicchie e crepe delle società affluenti post-industriali, la forza del liberalismo borghese ha asserito con maggiore persistenza l'ideale di eguaglianza sociale. Qui la donna per conto proprio è di fatto indipendente, ma possiamo già dire che ha raggiunto una condizione liberata?

Ad una analisi più approfondita, nella maggior parte dei casi non è così. Infatti, insieme all'acquisizione della cosiddetta indipendenza, le donne sono anche state socializzate da una decadente cultura di massa asservita al profitto ad esprimere la loro indipendenza attraverso consumi frivoli, fascini vani e artificiali e stili di vita discutibili. Parlando chiaramente, questo apparente riconoscimento dei diritti delle donne è una astuta annessione al sistema capitalistico delle aspirazioni del sesso femminile.

Immagini della libera donna d'oggi riempiono i cartelloni pubblicitari ad ogni angolo di strada. La liberazione dall'oppressiva morale Vittoriana è stata difesa da paladini del mondo dello spettacolo e dell'editoria che hanno ammassato delle fortune come mezzani di disinibite immagini femminili. E' anche un fatto che i registratori di cassa della nostra economia consumistica vengono tenuti a pieno ritmo da donne ben levigate e di mezzi indipendenti. E' questa la strada della liberazione?

Stabilire i diritti e la dignità delle donne

Elevare la dignità delle donne nella società non è possibile attraverso la garanzia legale della parità dei diritti, l'assegnazione a qualche donna di compiti importanti o l'elezione di una o due donne eccezionali a posti di governo. I diritti delle donne non saranno stabiliti così facilmente.

Nell'accordare alla popolazione femminile il dovuto posto e rispetto, il Prout per prima cosa asserisce che le donne non devono più dipendere dagli uomini. Esse devono avere tutte le opportunità di avanzare facendo ricorso alle proprie forze. In particolare, tutte le donne dovrebbero essere economicamente indipendenti. Diverse misure pratiche aiuteranno a garantire questo:

(1) Devono essere forniti mezzi di guadagno alle madri che scelgono di rimanere vicino ai loro bambini. Le "cottage industry", o industrie domestiche, sono adatte allo scopo. Vale anche la pena considerare le richieste di stipendio per il lavoro di mantenimento della casa.

(2) Le donne dovrebbero avere pari accesso agli impieghi di loro scelta, con alcune speciali opportunità concesse fino al raggiungimento della parità sociale con gli uomini (parità sociale, e non parità occupazionale, poiché donne e uomini non hanno necessariamente le stesse propensioni per gli stessi tipi di lavoro).

(3) Devono essere concessi permessi speciali o aggiustamenti agli orari di lavoro durante e dopo la gravidanza.

(4) Le donne dovrebbero ricevere gli stessi stipendi degli uomini per pari abilità nel lavoro e le madri che vogliono lavorare fuori casa devono avere la garanzia della cura e custodia dei bambini.

Tali riforme si dimostreranno utili, ma non saranno sufficienti. Il requisito indispensabile perché le donne ottengano la giusta posizione sociale e l'indipendenza economica è il pieno sviluppo delle loro potenzialità, così da possedere la forza necessaria per reggersi con le proprie forze. Per accelerare questo processo è indispensabile la piena opportunità di educazione. Non ci sarà solo da aprire la porta dell'avanzamento sociale, ma si dovrà coltivare la competenza necessaria per tale avanzamento.

Con la fine della dipendenza economica e della disparità sociale l'istituzione della prostituzione cesserà largamente di esistere, "La prostituzione ha una causa socioeconomica [...] Le donne sono private di diritii sociali ed economicamente inermi; ciò forza alcune donne alla prostituzione. "

La prostituzione divenne prominente nell'epoca medievale a causa della drastica caduta di prestigio e delle difficoltà economiche delle donne. La sua incidenza è però notevolmente aumentata nell'era capitalista. La ricchezza sproporzionata delle persone socialmente preminenti ha condotto ad eccessi e alla dissolutezza, mentre il bisogno di denaro ha costretto molte donne ad intraprendere questa professione. Leggi proibitive non possono controllare la prostituzione. Invece di occuparsi nell'inutilità di renderla illegale, si dovrebbero rimuovere le ingiustizie economiche e sociali. Allo stesso tempo si dovrebbe incoraggiare sia negli uomini che nelle donne un comportamento virtuoso.

Purezza sociale

Parlando di virtù, l'onestà richiede il chiaro riconoscimento che gli standard attuali di purezza personale degli uomini e delle donne sono alquanto differenti. In quasi tutte le società e in quasi tutti gli ambienti, un uomo può fare quasi tutto quello che vuole senza essere criticato. In effetti un uomo si può pavoneggiare con orgoglio ed arroganza dei suoi modi privi di carattere con le donne. Una donna, d'altra parte, è giudicata aspramente se trasgredisce in minima misura, anche inconsapevolmente, il più ristretto dei codici stabiliti. E se commette degli errori nella sua condotta, anche i suoi sforzi più sinceri di condurre nuovamente una vita dignitosa non riescono facilmente a mitigare il disprezzo sociale.

"Nella vita individuale, la purezza è necessaria sia per gli uomini che per le donne. " Per apprezzare pienamente il valore di una vita di virtù e decenza è essenziale una visione spirituale. La visione spirituale da sola non può stabilire delle sane interazioni tra i sessi. Questo sarà impossibile da ottenere fintanto che un sesso resterà vittima di ingiustizia da parte dell'altro.La società progressiva, quindi, non ha altra scelta che fare in modo che uomini e donne abbiano eguali diritti, opportunità e riconoscimento del valore che hanno ricevuto dal Creatore.

Non vi è alcuna possibilità che il mondo possa prosperare finché la condizione della donna non migliorerà. Un uccello non può volare con un'ala sola .

Categoria: Filosofia e pensieri | Aggiunto da: pace (21.04.2009) | Autore: P.R.Sarkar
Visto: 3946 | Comments: 4




Commenti in totale: 2
17.11.2010 Spam
2. Vavvistell :)
Questo articolo è chiaro e molto significativo.Grazie infinite,a presto.
:D

21.04.2009 Spam
1. bertelli.patrizia@hotmail.it (angel64)
grazie e molto interessante questo articolo.

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