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Ricicla frigo e lavatrice e risparmi 3 milioni e mezzo di tonnellate di CO2 in un anno
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Ecco un altro bell’esempio di come il rispetto dell’ambiente sia facile, conveniente e comodo: basta sapere come fare ed un pizzico (ma proprio solo un pizzico!) di buona volontà e di apertura mentale. Il Consorzio Ecodom ha promosso una piccola ma significativa campagna informativa per sensibilizzare l’opinione pubblica sul riciclaggio degli elettrodomestici cosiddetti “bianchi”. Frigoriferi, lavatrici e lavastoviglie, terminato il loro ciclo vitale, si trasformano in enormi quantitativi di rifiuti che, se non smaltiti adeguatamente, vanno ad incidere sul computo totale delle emissioni di gas serra, specie da quando il consumismo imperante ha ridotto sensibilmente la durata della “vita” degli elettrodomestici nelle nostre case.

Il consorzio Ecodom, che da solo rappresenta il 70% abbondante del mercato italiano del settore, stima in oltre 6 milioni gli elettrodomestici grandi e piccoli in Italia. Diverse componenti delle macchine elettriche ed elettroniche contengono sostanze inquinanti come i cloro-fluoro-carburi che, reagendo con l’ossigeno, liberano biossido di carbonio nell’atmosfera. Ma non è tanto questo aspetto a preoccupare, quanto piuttosto la mancata possibilità di riutilizzare le materie prime. La differenza tra riciclaggio e riutilizzo è sottile ma è opportuno averla ben chiara: se si cede il proprio elettrodomestico a chi magari non può permetterselo, si fa un’operazione di riutilizzo mentre se lo si fa ritirare da aziende apposite se ne riciclano le materie prime.

Ovviamente una cosa non esclude l’altra, anzi: la condizione ideale sarebbe quella di sfruttare al massimo le potenzialità di una macchina e non gettarla via prima del tempo, così da non vanificare gli sforzi energetici compiuti per produrla. Allo stesso tempo è lodevole l’iniziativa di molte case produttrici di offrire agevolazioni, anche il governo le prevedeva sino a qualche tempo fa, per l’acquisto di elettrodomestici più efficienti ed ecocompatibili. In tutti i comuni, ormai, è possibile usufruire di un pratico numero gratuito per fissare un appuntamento con gli addetti al ritiro dei rifiuti ingombranti: se ci pensate un attimo è molto più comodo che caricare, ad esempio, la vostra vecchia lavatrice nel cofano dell’auto ed andarla a scaricare chissà dove in campagna, secondo un’abitudine ancora troppo radicata specie in alcune aree del Paese.

Se si riuscisse a riciclare ogni vecchia macchina, assicura Ecodom, se ne ricaverebbero circa 230 mila tonnellate di vetro, plastica, alluminio, ferro e rame, tutti materiali estremamente preziosi che hanno in sé un costo ambientale notevole. Il risparmio energetico sarebbe enorme: per avere un termine di paragone sarebbe pari all’energia ottenuta da 119 mila tonnellate di petrolio, quante ne brucia in un anno una cittadina di 40.000 abitanti. Il risparmio ambientale sarebbe poi ancora maggiore: 423 mila tonnellate di gas serra e di emissioni nocive in genere, pari al 40% del totale nazionale.

Ma, passando dalla teoria alla pratica, come stiamo messi in realtà? Maluccio, a dire il vero: ogni anno ciascuno di noi produce 17 kg di rifiuti elettrici o elettronici e 15 di questi non vengono riciclati. L’obiettivo, neanche troppo velato, è quello di raggiungere i 3,4 milioni di emissioni nocive annuali in meno: come abbiamo visto, oltre ad essere una nobile iniziativa ambientale, è anche estremamente comodo. Le nostre abitudini e la nostra pigrizia potranno mai essere così radicate da impedirci di vedere anche questo?

(http://www.eco51.it/)

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