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Cavallo: un veicolo o un amico?
Cavallo… Cosa immaginate mentre pronunciate questa parola? Un bellissimo, meraviglioso e fiero animale. Intelligente e capace di rispondere con amore all’amore di un uomo. Di sicuro i cavalli sono stati ammirati da coloro che li hanno visti per la prima volta e che hanno sentito il bisogno di addomesticarli, averli vicino. Costoro ci sono riusciti, anche se parzialmente. Dominando i loro corpi, non hanno ottenuto il loro amore, l’affetto. I cavalli non hanno mai amato (ed ancora è così) le persone. E di sicuro c’è un motivo.
Da un lato, la gente ammira i cavalli, ma dall’altro li brutalizza violentemente. Anche coloro che dichiarano di amare i cavalli alla follia lo fanno. Possiamo quindi parlare di vero amore? E se queste parole suonano fasulle, perché dunque troviamo in tutto il mondo fabbriche e ditte dedite alla produzione di oggetti che portano dolore ai giovani cavalli. Dolore necessario per ottenere il controllo sui cavalli.
La figura del cavallo la troviamo sempre presente, nella storia, accanto all’uomo (non per volontà dei cavalli stessi). Figura che ha dovuto soccombere alle leggi dell’uomo, soffrire i suoi marasmi e credenze.

Religione, appunto. La storia ci racconta di un qualcosa come 300 casi di cavalli bruciati vivi.
Ecco la storia di uno di essi. Esattamente una di essi.
Autunno 1535, durante il giorno di San Francesco, episcopi e devoti cavalieri, sfoggiando inni e croci sacre, portavano al rogo una cavalla che si supponeva posseduta dal demonio. L’accusa della cavalla era di stretta connessione con il diavolo e, come prova, c’erano le abilità sovrannaturali della cavalla stessa. In realtà, si trattava di una talentuosa cavalla, di nome Annabel, appartenente al circo itinerante. A pensarci, Annabel non aveva fatto niente di male o di sovrannaturale. Semplicemente era capace di cose particolari, come la camminata spagnola, riportava oggetti a comando, era docile ed obbediente alla voce. Ma proprio la presenza di intelletto, che in un cavallo non poteva esistere ad opinione della chiesa, era un chiaro segno di possessione diabolica. E quindi, proprio durante la giornata di San Francesco, la cavalla è stata condotta al rogo.
Annabel ha dovuto subire tutti gli orrori del cosiddetto esorcismo: carbone ardente nelle orecchie, torture varie. Volevano addirittura aprirle il ventre per vedere se dentro avrebbero trovato il diavoletto responsabile dei prodigi. Ma alla fine non l’hanno fatto, la cavalla sarebbe morta e questo avrebbe privato il pubblico del loro divertimento: guardare un cavallo posseduto dal demonio bruciare vivo.
Picchiata, torturata, mezza morta… E questo per l’aver dato fiducia ed amore all’uomo. La povera cavalla opponeva resistenza accanitamente. E quindi è stata incatenata al muro. La folle era in delirio, in attesa dello show.
La ragazza del circo, istruttrice di Annabel, cercò di tagliar la gola alla cavalla, per evitarle una lunga sofferenza ma, sorpresa dal boia, fu picchiata a morte.
Il falò ha cominciato a divampare e, essendo la legna molto secca, presto le fiamme hanno avvolto la cavalla.
Le lancinanti urla di dolore hanno toccato alcuni cavalieri che, impietositi, finalmente hanno preso la decisione di sgozzarla. Ma gli episcopi l’hanno proibito. Attorno al falò è cominciato un massacro. I cortesi cavalieri sono stati uccisi tutti, in quanto gli episcopi e quelli al loro servizio erano in numero maggiore. Assolutamente volevano che il demonio bruciasse vivo.
Mentre questo scempio si compiva attorno alla cavalla, essa sentiva sgomento e disperazione, non era in grado di capire come potessero le persone comportarsi in quel modo. Gli episcopi: “quella era la voce del diavolo!”.

Come detto in precedenza, questa non è l’unica storia dove la religione influenzò il destino di un cavallo.

Febbraio 1150. Era passato già un secolo e mezzo dall’introduzione del battesimo nella Russia antica. Tuttavia ancora erano vivi le antiche divinità slave nei cuori dei principi e della gente. Una notte, durante un combattimento, Aliy, il cavallo del principe Andrey, è stato ferito. Quel cavallo aveva grandi meriti, era famoso per il suo coraggio e la sua devozione al principe. Questa grande amicizia tra il cavallo ed il principe ha spinto quest’ultimo a desiderare di rincontrare il cavallo dopo la morte e, così, ha chiesto che esso potesse ricevere la comunione. Ma è stato semplicemente deriso. Gli è stato detto che non c’è posto nel regno dei cieli per il bestiame, inclusi i cavalli.
E’ stato così che il principe ha preso la decisione di seppellire Aliy secondo le leggi degli antichi Dei slavi.
Questo è stato riconosciuto dalla chiesa come un grave atto peccaminoso. Ma era un grandissimo desiderio, quello del principe, di essere col suo cavallo dopo la morte. Così il principe ha dichiarato: “Io pecco con coraggio e gioia. Se non c’è posto per Aliy nel regno dei cielo, non c’è posto neanche per me”.

Fortunatamente non tutte le credenze spirituali erano volte a far soffrire i cavalli. Ora stiamo parlando degli indiani del Nord America. Essi non potevano immaginare la loro vita senza i cavalli. Ed i cavalli senza indiani.

“Quando scompariremo, la vita dei cavalli perderà senso. Diventeranno sciocchi, selvaggi e moriranno. Se i cavalli dovessero scomparire, noi diventeremmo piccoli, immobili e moriremmo a nostra volta. Ogn’uno può essere in grado di uccidere un uomo senza cavallo, ed un cavallo può essere ucciso facilmente, anche da un coyote, senza un uomo.
Probabilmente saprete che un guerriero ha molte visioni. La vita di un guerriero è cucita insieme da visioni come fossero tessuti in una camicia. Ma le visioni principali risalgono a tempo addietro, quando ancora i cavalli non erano conosciuti. Noi vivevamo in maniera pietosa e non eravamo in grado di fare lunghi viaggi. A quel tempo i nostri Dei venivamo in visione alla nostra gente montando dei cavalli. I miei avi non avevano idea di cosa fossero quelle creature. L’unione e l’amicizia con i cavalli erano segni del dio Wakan Tanka e grande mistero era come fosse lui in grado di comandarli senza l’utilizzo di corde o redini.
Quando le cose hanno cominciato ad andare veramente male per noi, gli Dei ci hanno donato i cavalli. Queste creature erano miti e dotate di ragione e stabilire un rapporto di amicizia con loro senza usare briglie e redini non è stato difficile.
Loro capivano noi al volo e noi capivamo loro. Ma noi abbiamo tradito i nostri Dei, abbiamo tradito Wakan Tanka che è venuto a noi nelle sembianze di un ragazzo che monta un cavallo, ridendo nel bel mezzo di una danza tribale di guerra.
Abbiamo tradito il grande mistero la prima volta che un uomo ha esercitato violenza su un cavallo, facendogli indossare quelle dolorose briglie e redini. Ed è stato così che l’unione fra uomini e cavalli è terminata. E la morte è diventata la nostra sorte. Wichita, Kishaya, Komanchi, Arafa, Shayne, Yout, Sioux e tutta la gente che abitava le nostre terre, hanno cominciato a morire, ad arrendersi. Diventando deboli e sciocchi.

***

Tanti anni fa il primo tentativo dell’uomo di predominare sul cavallo è apparso: bizzarro e terribile. Praticamente un anello di ferro è stato impiantato nel setto nasale, spezzandolo. A questo anello sono state collegate 2 corde e così il cavallo era domato. L’uomo ha giustamente notato che doveva provocare un dolore penetrante. Da qui, l’invenzione dei vari accessori per cavalli che prendono il nome di finimenti.
Esistono tantissime varietà di finimenti, fra i quali il morso. Tante varietà di morsi ma il senso è solo uno: provocare dolore alla bocca del cavallo, più grande è il dolore e più è il controllo. Per non parlare di speroni, selle, ecc.
Non è altro che una grande illusione quella che nello sport, in cavalleria o con un carro, il cavallo è condotto dall’uomo. E’ condotto dal dolore.
Ma l’uomo è uno dei fattori dominanti nel destino di un cavallo. Fattore di solito piuttosto penoso: cavalieri e soldati di cavalleria  che uccidevano i cavalli propri e altrui cercando di raggiungere i loro obiettivi, fantini che si fanno male alle mani a forza di frustare i cavalli in corsa, genitori che insegnano ai loro figli quanto sia bello fare sport coi cavalli, magari pensando di trasmettere loro l’amore per gli animali, circhi, in molti paesi (inclusa l’Italia) la carne di cavallo viene mangiata ed i cavalli con questo destino spesso sono tenuti in condizioni disastrose.
Tuttavia ci sono esempi di persone dotate di ragione, nobiltà e vero amore nei confronti degli animali che stanno facendo cose concrete per i cavalli nel mondo. E grazie a queste persone il rapporto uomo-cavallo è diventato, in genere, migliore.

Chevalier de Nestier
Francia, diciassettesimo secolo. Qui una delle più prestigiose scuole di equitazione, dove tuttora si utilizzano i metodi più complicati ed elaborati, è stata fondata, la Haute Ecole. Fra le tante innovazioni di Chevalier de Nestier troviamo l’orribile quanto impressionante rituale per novizi, che consisteva in quanto segue: ogni novizio doveva indossare una testiera a misura di cranio d’uomo e apporre il morso alla propria bocca, esattamente come si fa con i cavalli. Poi, Chevalier de Nestier stesso o uno studente senior che aveva già passato il rituale a tempo debito, prendeva le redini e lavorando il morso nella bocca del novizio esattamente come fosse la bocca del cavallo.
Uno studente di Chevalier de Nestier doveva avere impresso nella memoria che razza di dolore un cavallo era costretto a sentire durante le cavalcate, che siano condotte a livello professionale oppure no.
E, sicuramente, tutti coloro che hanno passato la Via della Croce e le vecchie mura di Versailles col morso in bocca hanno tenuto a mente per sempre cosa significa assaggiare quel dolore e non l’avrebbero mai fatto ad un cavallo.

Pat Parelli, l’inventore del “Parelli Natural Horemanship”. QUI potete approfondire questo metodo.

SilkeValentine, un seguace di Parelli. In internet si possono trovare diverse informazioni su di lei. Lei a provato a se stessa e al mondo la cosa principale: ha dato prova che i problemi nel rapporto uomo-cavallo sono una stretta conseguenza di stupidità e cattiveria dell’uomo stesso e nulla più. Niente stupidità e cattiveria = Niente problemi.



Alexander Nevzorov. Questo articolo si basa sui suoi filmati “Horse Revolution” e “The horse crucified and risen”. C’è veramente troppo da dire sul quanto grande sia stato il suo contributo alla cause. Ma se vi interessa in internet c’è tantissima informazione su di lui, ad esempio: NEVZOROV, sito in inglese. E tanti altri.

Purtroppo, ci sono ancora molte persone inconsapevoli. Ed ancora esistono sport che non sono degni di questo appellativo. Nello sport l’individuo deve vincere in basa alla propria forza, resistenza, capacità. Nel cosiddetto sport equestre il cavaliere vince alle spalle del cavallo, che ha fatto tutto il lavoro.

Per capire che stress sia per un cavallo una corsa, basta osservare un attimo questo sport: non come il cavallo salta, ma l’espressione dei suoi occhi, della sua bocca… Per notare la sofferenza dietro a tale “show” basta spostare l’attenzione dall’azione al cavallo.

(Cliccate sulle foto per vederle ingrandite!)



Questo avviene in una qualsivoglia gara, in ogni occasione e davanti agli occhi del pubblico.

Nello sport si registrano dei record, si vince… E si vince sudando lacrime e sangue, superando se stessi! Gli sport equestri sono una sorta di parassitismo, lo “sportivo” si basa PRINCIPALMENETE sulle capacità fisiche di qualcun altro. Qualcun altro al quale molto probabilmente non potrebbe fregar di meno di partecipare a gare agonistiche. Ma che razza di sport è mai questo?

Vale lo stesso per la corrida. Almeno nella corrida toro contro uomo, il toro si può difendere un po’, anche se l’amara fine non cambia mai. Vogliamo parlare invece della corrida dove dei cavalli vengono messi a ricevere le scornate di un toro infuriato? Più le percosse di colui che gli sta sopra.



Per non parlare del famosissimo rodeo. Forse voi pensate che i nostri prodi cowboy cercano di domare un cavallo superselvaggio. Invece no… I cavalli selvaggi rimasti al mondo sono così pochi che non ce ne sarebbero di sicuro abbastanza con tutti i rodei che di continuo organizzano a destra e a manca. I cavalli utilizzati sono quelli impazziti in seguito allo stress esagerato arrecatogli dagli sport equestri. La loro psicologia è danneggiata, sono furiosi e con un odio fuori controllo nei confronti dell’uomo. I nostri simpaticissimi cowboy per essere ancora più sicuri che il cavallo salti come una molla impazzita, gli stringono gli organi sessuali e questo, inutile dirlo, provoca loro un dolore insopportabile. E voi potete “ammirare” quello spettacolo di “bravura e temerarietà”…



Pare proprio che il cavallo sia uno degli animali che soffre di più nel rapporto con l’uomo. Guerre, sport, divertimenti, tutto ciò che un cavallo deve sopportare sulle sue spalle. Tanti oggetti di tortura esistono al giorno d’oggi, tutti per i cavalli… Anche quando il cavallo è semplicemente ad uso domestico: morso in bocca, colpi di tallone con le staffe, ecc.

Guardate dentro gli occhi di un cavallo, cosa vedete? Un amico. E quindi si può trattare un amico come viene sempre trattato un cavallo? Bisogna smettere di vedere questo animale come un veicolo, come un divertimento. Via i morsi di ferro dalla bocca, trascorrete più tempo con esso non solo cavalcando, ma magari semplicemente passeggiandogli accanto, giocando con esso e non sopra di esso, e vedrete la risposta. Vedrete come cambia il suo sguardo, il suo atteggiamento nei vostri confronti.
Il cavallo ve ne sarà grato, otterrete completamente il suo amore, la sua amicizia, la sua riconoscenza.
Se volete portare vostro figlio a scuola di equitazione, per favore tenete a mento quanto detto. Tale sport non farà vostro figlio rispettare ed amare di più la natura. Oggigiorno si possono trovare briglie prive di morsi e questo può essere un buon inizio. Il cavallo ascolta allo stesso modo e sarà anche più devoto. E questa volta non a causa del dolore inflitto, ma per amore.

(Cliccate sulle foto per vederle ingrandite!)
 






Certo, cavalli possono essere d’aiuto in qualche lavoro, di sicuro è una creatura più forte d’un uomo. Tuttavia non è uno schiavo. Ed è altrettanto ovvio che possa prendere parte ai vari divertimenti ma, di nuovo, come amico e non come schiavo.



Categoria: Animali | Aggiunto da: paradisiverdi (18.07.2009) | Autore: paradisiverdi
Visto: 10530 | Comments: 6




Commenti in totale: 1
23.01.2011 Spam
1. Giovanni Rossi (john-il-rosso)
io non sono un particolare amante dei cavalli, mi piacciono in generale così come mi piacciono tutti gli animali. non ci avevo mai pensato, in effetti per esempio cani e gatti sono coccolati come principi mentre i cavalli anche quando vengono amati subiscono delle belle angherie..è pazzesco quanta ingiustizia ci sia nel mondo e noi non ce ne accorgiamo neanche perche ci siamo abituati angry

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