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Due Fratelli
Questa è una sorta di parabola tratta dal quarto libro di V. Megre (Anastasia) chiamato "La co-creazione". In Italia non è stato tradotto e così ci siamo fatti coraggio e c'abbiamo provato noi. Abbiamo cercato di mantenere il linguaggio poetico della scrittura originale e, sperando di essere riuscito nell'intento, vi auguriamo buona lettura!

***

In quale tempo, non si sa, due consorti vivevan là. Bambini non ne ebbero per tanto tanto tempo. Il regalo di due figli venne in tarda età, due gemelli, due fratelli. Difficile fu il parto e la donna all’altro mondo se ne andò.
Una balia il papà chiamò, buona educazione e crescita lor donò, fino al loro quattordicesimo anno di età. Allo scoccar del quindicesimo anno l’uomo perì. Seduti col pianto per il padre sepolto, i due fratelli-gemelli. Nati insieme, con tre minuti di scarto, fratello maggiore e fratello minore. Dopo il doloroso silenzio il maggiore asserì:
"Il nostro padre, morente, in maniera assai triste parlò, la saggezza di vita non ci poté proferir. Come potremo vivere noi senza la saggezza della vita, mio giovane fratello? Sfortunatamente d’essere priva d’essa la nostra stirpe avrà il fardello. Lo scherno di chi dai padri tale dono ha ricevuto noi saremo.”
"Non darti pena, " – disse il più giovane fratello, "sei spesso pensieroso, chissà, il tempo dai tuoi pensieri saggezza donerà.  Farò quel che dirai. Vivrò senza pensar perché del vivere gioirò! Sento la gioia del dì che arriva e poi che se ne va. Semplicemente io vivrò, i mestieri imparerò… E tu – la saggezza apprenderai.”
Replicò il più adulto "Son d’accordo! Ma impossibile è trovare la saggezza stando a casa. Essa qui non giace e nessuno ve l’ha riposta e nessun la porterà. Ma la decisone dimora in me, il più grande dei fratelli, da solo troverò, per il bene di noi due e delle progenie che noi avremo nei secoli a venire, la saggezza che il nostro mondo ha da offrire. Nella nostra casa la porterò, a noi ed ai nostri discendenti la regalerò. I valori dei nostri parenti porterò con me, intorno al mondo me ne andrò, da tutti i saggi di diverse nazioni apprenderò, per poi tornare alla natia casa con le loro scienze da me acquisite.”
"La tua strada sarà lunga” tristemente disse il giovane dei due, "un cavallo noi abbiamo, come tuo veicolo prendilo con te, prendi beni più che puoi, per non affrontar la miseria mai. A casa io ti aspetterò e tu più saggio tornerai.”
Il fratello allor partì e tanto tempo stette via. Gli anni passarono. Di saggio in saggio lui andava. Di tempio in tempio, apprendendo la saggezza dell’est e dell’ovest, visitò il sud e il nord. Andava collezionando meravigliose memorie, grandi storie, facilmente impresse nella sua mente acuta.
Per circa sessant’anni vagò in giro per il mondo. I suoi capelli e la sua barba grigi divennero. Ma il viaggio continuava perché la saggezza del mondo mai finiva. Come il Grigio Saggio egli veniva appellato nei luoghi in cui transitava, folle di discepoli lo seguivano adoranti. Con passione egli stesso diffondeva la saggezza che andava via via trovando ed in ammirazione lo ascoltavano sia i più giovani che gli anziani. La sua fama lo precedeva in ogni luogo ove si recava ed arrivò il giorno in cui egli si avvicinò al paese che la nascita gli donò. E che sessanta anni or sono, in giovanile età, lui lasciò.
 Tutta la comunità corse verso lui, compreso il più giovane fratello che con simili barba e capelli grigi lo rincontrò con gioia, rivolgendo al suo saggio fratello un inchino con la testa. In entusiasta adorazione sussurrò:  "benedicimi mio fratello saggio, entra in casa, dopo tutta questa strada che col tempo hai sopportato le tue gambe laverò. Torna in casa nostra e riposati, mio saggio fratello.”
Con un imponente gesto ai suoi discepoli il saggio ordinò loro di attendere sulla collina, di trattenere i loro doni e le sapienti conversazioni tenere in serbo. Il maestoso uomo saggio dai capelli grigi s’addentrò nella dimora del suo più giovane fratello e stancamente si sedette ad un tavolo in una stanza assai spaziosa. Ricevette un bagno d’acqua calda ed incominciò a parlare. Il saggio disse:
"Ho adempito il mio dovere. Le dottrine dei grandi saggi ho appreso ed ho creato poi le mie. Qui a casa trattenermi a lungo non potrò, il mio destino ora è di diffondere e insegnare. Ma di tornare a casa ti promisi e per mantener la mia parola un giorno intero qui starò. In questo giorno le più profonde verità io ti enuncerò, mio giovane fratello. Ecco a te la prima: ogn’uno dovrebbe vivere in uno splendido giardino.”
Asciugandogli i piedi con una bellissima stoffa ricamata, l’affaccendato fratello più giovane cercava di far piacere al più anziano ed or più saggio. E disse lui:
"Prova! Sul tavolo troverai il meglio del mio orto, che io stesso ho raccolto per te.”
Il saggio svariati e meravigliosi frutti assaggiò e dunque proseguì:
 "E’ necessario che ogni persona pianti un albero per la propria stirpe. Esso fungerà da caro ricordo per i discendenti quando la persona perita sarà. Esso ripulirà l’aria per far i discendenti respirare. Tutti noi buona aria respirare dovremmo.”
Il più giovane si affaccendò in tutta fretta e disse:
"Perdonami mio saggio fratello, di aprire la finestra ho dimenticato, affinché dell’aria pura tu potessi respirare.” Aperte le tende e la finestra, egli continuò: "Respira mio Saggio fratello, l’aria di due cedri. Con amore li ho piantati l’anno in cui tu te ne sei andato. Con la mia paletta ho scavato una fossetta e l’altra con la tua. La paletta che con la quale tu giocavi in gioventù.”
Il Saggio, pensieroso, osservò gli alberi e disse:
"L’amore. E’ un grande sentimento. Non a tutti è concesso di ricevere in vita tale dono. E la cosa più saggia consiste nell’avere come scopo di vivere ogni giorno con amore.”
"Sei così saggio, caro mio fratello maggiore!” esclamò il più giovane dei due "Grande sapienza hai raggiunto ed io mi perdo in ogni tua parola! E chiedo venia, la mia consorte ancor non t’ho presentato!” ed allora strepitò "Mia amata, dove sei, mani di fata?!”
"Eccomi qui!” dalla porta apparve un’anziana gioiosa signora, portando con sé una torta fumante "Scusate il ritardo, colpa della torta!”
Servì il manicaretto sulla tavola, l’anziana gioiosa signora fece una reverenza di fronte ad entrambi i fratelli. Ed avvicinandosi al più giovane, suo marito, sussurrò. Un sussurro che pure il più anziano sentire poté: "Scusami tanto marito mio caro, ho giusto bisogno d’un po’ di riposo”
 "Ma che dici mia cara, come puoi riposare quando un simile ospite è da noi a proferire.”
"Scusa marito, io vorrei restare ma la testa mi gira ed un senso di nausea mi fa barcollare”
"Cosa ti succede mia moglie adorata?”
"Colpa tua mio prediletto, dimentichi che aspettiamo un pargoletto!” e sorridendo se ne andò.
"Perdono, fratello mio” si scusò il più giovane col più anziano "la mia sposa non conosce della saggezza il valore, spensierata è sempre stata ed è rimasta in anziana età.”
Il Saggio fratello si fece pensieroso sempre più ma i suoi pensieri furono interrotti dallo schiamazzo di bambini. Il Saggio udendoli esclamò:
"Una grande saggezza consiste nel saper educare dei giovani felici ed equanimi su tutto.”
"Parlamene, mio saggio fratello. Apprendere questa saggezza io voglio. Ed a proposito, eccoli qua, i miei chiassosi nipoti.”
Due bei bambini di non più di sei anni ciascuno ed una bella bambina di quattro anni circa animatamente discutevano tra loro. Cercando di tranquillizzare i loro animi, il più giovane fratello disse: "Orsù, ditemi in fretta, cosa c’è che non va? E non interrompeteci.”
"Oibò!” esclamò uno dei giovanissimi "Da un nonno ne son comparsi due! Qual è il nostro e quale non lo è, come capire noi possiamo?”
"Qui siede il nostro, ovvio non è?” disse la fanciulla appoggiando la guancia alla gamba del più giovane fratello, e tirando la sua barba cinguettò:
"Nonno nonno!  Stavo correndo da te per mostrarti i miei nuovi passi di danza ed i fratellini si sono poi accodati. Uno di loro vorrebbe con te disegnare, vedi, ha portato tavoletta e gesso. L’altro ha portato due pifferi e vorrebbe suonare con te. Nonno nonno, ma io son stata la prima a voler venire da te, dillo a quei due, falli andar via!”
"No, io son stato il primo, e voglio disegnare! Il mio fratello poi decise che il piffero voleva lui suonare” uno dei nipoti agitando la tavoletta puntualizzò.
"Siete in due, nonni, voi risolverla dovete” parlottò nuovamente la fanciulla "Chi per primo è arrivato? Ma risolvetela in un modo in cui io sembrerò la prima oppure offesa tristemente piangerò.”
Con uno sguardo a metà tra felice e triste il Saggio osservò i nipoti. Voleva dare la più avveduta delle risposte, le rughe gli si irrigidivano sulla fronte ma parola non riusciva a proferire. Si affaccendò il più giovane fratello, per non far troppo durare quel silenzio sconsolante, preso un piffero dal bimbo e disse:
"Di litigar non c’è motivo. Danza mia bella salterella, col piffero io t’accompagnerò. Il mio amico musicista a me prontamente s’unirà. E tu, artista, disegna, dai forma al ballo ed alla musica. Disegna, devi essere scattante!”
Una meravigliosa melodia si librò nell’aria e i tre giovani artisti si espressero a dovere con la disciplina preferita. Il giovane flautista non voleva rimanere indietro. Come una esperta ballerina balzava la piccolina, diventando un po’ rossina, mentre felice volteggiava. Il giovane pittore meraviglie stava a disegnare.
Il Saggio rimaneva in silenzio. Il Saggio aveva appreso… Quando il gaio siparietto terminò, si alzò e disse:
"Ti ricordi, mio giovane fratello, i vecchi scalpello e martello di nostro padre? Dalli a me, voglio scolpire la mia più grande lezione sulla pietra. Ora vado. Non so se tornerò. Non fermatemi, non aspettatemi.”
Il più anziano fratello dalla porta uscì. Il vecchio saggio dai capelli grigi si recò ad un masso che stava su un sentiero. Un sentiero che i pellegrini percorrevano da tanto lontano in cerca di saggezza. Il giorno passava, la notte appariva. Il saggio dai capelli grigi scolpiva, batteva, ancora ed ancora. Dopo lunghe ore cadde a terra sfinito, ma sulla pietra aveva scolpito:

"Cosa stai cercando pellegrino? Hai già tutto ciò di cui hai bisogno. Non troverai saggezza nuova, bensì ne perderai ad ogni passo.”



(tradotto da: paradisiverdi)
Categoria: Storie ed allegorie | Aggiunto da: paradisiverdi (03.03.2010)
Visto: 2960 | Comments: 1




Commenti in totale: 1
17.03.2010 Spam
1. Giovanni Oliva (Gardner)
molto molto bella.mi sono sempre piaciute queste storie che possono insegniare qualcosa.ho anche un libro che ne racoglie da tutto il mondo

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