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Home » 2009 » Gennaio » 6 » 2008: uno dei più tragici per le catastrofi naturali
2008: uno dei più tragici per le catastrofi naturali
22:46
Il 2008 è stato uno degli anni più funesti per i disastri naturali legati ad eventi climatici e per i rimborsi assicurativi. 234.000 perdite umane rappresentano il bilancio, il quarto più alto dal 1970, di 750 catastrofi, contro le 960 del 2007. Con danni per 200 miliardi di dollari, è il terzo anno più gravoso per il sistema assicurativo internazionale dopo il 2005, con 232 miliardi di dollari per l’uragano Katrina negli Stati Uniti, e il 1995, con il terremoto a Kobe in Giappone. 45 miliardi di dollari, circa il 50% in più rispetto l’anno scorso, dovranno essere esborsati dal leader mondiale della riassicurazione, il tedesco Munich Re Group, secondo il suo rapporto annuale sulle calamità naturali planetarie. Ma proprio i più poveri e vulnerabili, i paesi asiatici in via di sviluppo, non godranno di risarcimenti perchè non stipulano coperture assicurative.
La maggior parte delle catastrofi naturali è avvenuta in Asia e in America. A maggio, la peggiore sciagura umana dell’anno è stata provocata dal ciclone tropicale Nargis nel sud-ovest del Myanmar: 85mila vittime, 54mila dispersi, più di un milione senza tetto. Mancando la naturale protezione costiera delle mangrovie, la tempesta ha colpito e inondato l’entroterra per 40 chilometri. La conseguente crisi umanitaria, da 303 milioni di dollari secondo la FAO, si è aggravata per l’iniziale rifiuto dei soccorsi stranieri da parte della giunta militare al governo.
A gennaio, un’eccezionale ondata di freddo ha ucciso circa mille persone in Afghanistan, Kyrgystan, Tajikistan e il gelo ha causato perdite per 20 miliardi di dollari in 18 provincie della Cina. A maggio, la regione cinese del Sichuan è stata devastata da un terremoto di magnitudo 7,9 sulla scala Richter: 85 miliardi di dollari di danni, i più ingenti del 2008, 70mila morti e 18mila dispersi, centinaia di migliaia di feriti, 5 milioni senzatetto. Per le grandi inondazioni tra maggio e giugno la situazione si è aggravata per altri 2 miliardi di dollari.
Il Nord Atlantico è stato flagellato da una maggiore quantità di cicloni tropicali: 16, dei quali 5 grandi uragani. Negli Stati Uniti e nei Caraibi, i tragicamente noti Ike e Gustav si sono lasciati dietro disastri per 40 miliardi di dollari. Ike ha rappresentato la maggiore perdita assicurativa dell’anno, costata 15 miliardi di dollari, dieci più di Gustav. Ulteriori perdite per diversi miliardi di dollari sono state generate da 1.700 tornado, tra aprile e settembre, durante una stagione di insolita gravità.
Le perdite in Europa, a marzo, sono state limitate a una decina di vittime e 2 miliardi di dollari a causa della tempesta Emma, un eccezionale fenomeno di bassa pressione con vento, temporali, grandine in Germania, Danimarca, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Svizzera e Austria.
I cambiamenti climatici hanno contribuito all’intensificarsi di frequenza delle condizioni meteorologiche estreme e delle calamità naturali negli ultimi 30 anni, come conferma l’ultimo rapporto del comitato scientifico sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite (IPCC). Il numero delle tempeste è raddoppiato, i terremoti sono aumentati del 50%, mentre cicloni, alluvioni e inondazioni addirittura del 350%, secondo lo studio presentato dal programma ambientale delle Nazioni Unite (UNEP) insieme al centro studi Munich Re Foundation alla recente conferenza sui cambiamenti climatici. A Poznam, a fronte del palese inasprimento degli eventi naturali estremi, sono state richieste misure di adattamento e difesa, urgenti e globali, soprattutto nei paesi tropicali, più vulnerabili e popolosi.

(http://www.eco51.it/)


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